Quando la realtà virtuale diventa spazio di apprendimento: il team building di Nordson con BOOM

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Un’esperienza immersiva per rendere visibili comunicazione, fiducia e gestione della pressione, e trasformarle in competenze concrete per il lavoro quotidiano

BOOM ha organizzato per Nordson un’esperienza di team building immersiva il 14 maggio, presso Piaderna Agriwellness, a Reggio Emilia, trasformando una semplice mattinata di attività in un vero e proprio laboratorio di osservazione e sviluppo delle competenze trasversali. In un contesto lavorativo sempre più complesso e dinamico, allenare le competenze trasversali non è più un’opzione, ma una necessità. Comunicazione, collaborazione, gestione dello stress: abilità spesso difficili da osservare e sviluppare in modo strutturato. È proprio in questo spazio che si inseriscono le esperienze immersive di BOOM, capaci di rendere visibili dinamiche normalmente implicite.

La mattinata di team building realizzata per Nordson, guidata da Stefano Setti, Global Human Resources Director, si è configurata proprio come un laboratorio esperienziale in cui sperimentare, osservare e riflettere. Dodici partecipanti, accompagnati da un facilitatore, si sono ritrovati  per un’esperienza di due ore costruita attorno all’utilizzo della realtà virtuale come strumento di apprendimento attivo.

Un ambiente immersivo per osservare ciò che normalmente sfugge

La mattinata si è aperta con un’introduzione alla filosofia di BOOM e al valore delle esperienze immersive. L’obiettivo non era semplicemente “fare squadra”, ma osservare come le persone si comportano quando vengono messe in situazioni non ordinarie, dove le abitudini consolidate non sono più sufficienti.

Un breve icebreaker iniziale ha permesso di attivare il gruppo e creare un clima di apertura, ponendo le basi per un coinvolgimento autentico nelle attività successive. La realtà virtuale, in questo contesto, non è stata utilizzata come tecnologia fine a sé stessa, ma come leva per generare reazioni spontanee e mettere in luce modalità comunicative, livelli di fiducia e capacità di adattamento.

 

Dalla gestione dell’emotività alla collaborazione sotto pressione

La prima esperienza immersiva, Walk the Plank, ha lavorato principalmente sulla gestione dell’emotività. Indossando i visori, i partecipanti si sono trovati a confrontarsi con una situazione fortemente coinvolgente dal punto di vista emotivo, che ha richiesto loro di gestire paura, incertezza e autocontrollo.

È però nella seconda attività, Keep Talking and Nobody Explodes, che il lavoro di squadra si è fatto più evidente. Il gioco, basato su comunicazione e collaborazione sotto pressione, ha richiesto ai partecipanti di condividere informazioni in modo rapido ed efficace per raggiungere un obiettivo comune in un tempo limitato.

In questa dinamica, ogni esitazione, incomprensione o sovrapposizione comunicativa diventava immediatamente visibile, così come la capacità di sintetizzare, ascoltare e fidarsi degli altri. La complessità della situazione simulata ha amplificato comportamenti e reazioni, rendendo tangibili aspetti spesso difficili da intercettare nella quotidianità lavorativa.

Le competenze emerse: quando il team si mette alla prova

Durante le attività, sono emerse in modo chiaro alcune competenze chiave:

  • Chiarezza comunicativa e ascolto, fondamentali per trasferire informazioni in modo efficace sotto pressione
  • Fiducia e collaborazione, necessarie per coordinarsi e prendere decisioni rapide
  • Gestione del tempo e dello stress, in un contesto caratterizzato da urgenza e incertezza
  • Capacità di sintesi, per trasformare rapidamente informazioni complesse in indicazioni operative

Questi elementi non sono stati semplicemente osservati, ma vissuti in prima persona dai partecipanti, che hanno potuto riconoscere punti di forza e aree di miglioramento all’interno del proprio modo di lavorare in team.

 

Il valore del debriefing: trasformare l’esperienza in apprendimento

Un momento centrale della mattinata è stato il debriefing finale, guidato da Stefano Setti, durante il quale l’esperienza è stata riletta alla luce del contesto lavorativo reale.

Attraverso il confronto, i partecipanti hanno avuto l’opportunità di collegare quanto emerso durante le attività alle dinamiche quotidiane in azienda: come comunichiamo sotto pressione? Quanto siamo chiari nelle istruzioni? Come gestiamo l’errore o l’incertezza?

Questo passaggio ha trasformato l’esperienza da momento di coinvolgimento a leva concreta di apprendimento, favorendo una maggiore consapevolezza individuale e collettiva.

Apprendere facendo: rendere visibile l’invisibile

L’esperienza realizzata con Nordson dimostra come la realtà virtuale possa essere uno strumento efficace per allenare competenze trasversali in modo concreto e misurabile.

Inseriti in un ambiente immersivo e sicuro, i partecipanti hanno potuto sperimentare dinamiche complesse, osservare i propri comportamenti e riflettere su di essi senza le conseguenze tipiche del contesto lavorativo reale

È proprio in questa possibilità di “rendere visibile l’invisibile” che risiede il valore di queste esperienze: non offrire risposte predefinite, ma creare le condizioni perché ogni persona e ogni team possano riconoscere, comprendere e sviluppare le proprie modalità di collaborazione.

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